Monthly:Gennaio 2020

Città - Francia - Honfleur

Honfleur. Giocare con i colori e il grandangolo.

Prendere in mano, testare, comprendere le caratteristiche della propria attrezzatura fotografica

Il gioco più bello per un appassionato di fotografia

Ammettiamolo: qualsiasi fotografo / fotografa ama alla follia la sua attrezzatura.

Ore e ore spese online per cercare di carpirne i segreti, i test delle riviste specializzate, i pareri positivi o negativi scritti da altri. 

Pareri che in molti casi, se letti con attenzione, fanno emergere il serio dubbio che l’autore abbia mai avuto in mano l’oggetto di cui scrive (ma questa è una delle caratteristiche tipiche della rete).

La macchina o gli obiettivi diventano una parte intima di chi li acquista. Una parte quasi sempre amata al limite dell’idolatria, a volte odiata quando non si riesce a sfruttarne le potenzialità. L’emozione di prendere per la prima volta in mano una lente – nuova o usata che sia – è fortissima e la fantasia vola verso quella foto che “avrei sicuramente potuto fare se avessi avuto quest’ottica!”. Peccato che “Sicuramente” sia morto ormai da tempo e che la realtà sia molto diversa.

Infatti, ai primi scatti, ci sono ottime possibilità di atterrare in un bagno di sana realtà con la stessa delicatezza di un sasso in una pozza di fango quando si comprende che l’obiettivo “magico” da solo non fa miracoli. Quello è il momento in cui inizia il cammino per conoscerlo e imparare a sfruttarlo per ottenere la foto di cui sopra.

Io amo in particolare due tipi di lenti che hanno caratteristiche e usi diametralmente opposti. Grandangoli e teleobiettivi. Più sono spinti verso gli estremi (almeno rispetto ai miei budget di fotografo non professionale) e più mi affascinano.

Durante l’estate di alcuni anni fa, nella meravigliosa cittadina normanna di Honfleur ho tentato questo scatto per il quale – umilmente – ho cercato di sfruttare le due caratteristiche principali di un grandangolo spinto: forte distorsione prospettica e grande profondità (sia di campo che percettiva) grazie alla dilatazione dei piani del soggetto.

I colori di questa terra benedetta, la sua luce incredibile insieme all’attrezzatura sembra abbiano scelto di collaborare e abbiano ottenuto insieme un risultato che mi pare accettabile. Bontà loro e grazie a tutti.

Io mi sono divertito tantissimo e dopo lo scatto mi sono sentito come un bimbo con in mano la scatola di soldatini nuovi.

 

 

Geolocalizzazione: 49°25’12.708″ N 0°13’56.399″ E

Camera: Nikon D750

Obiettivo: 12 mm. su 12-24 mm.

Tempo: 1/200

Diaframma: f/9

ISO: 100

Città - Francia - Honfleur
Paesaggi - Italia - Valnontey

Calda e fredda. La luce gioca.

A volte il nostro sguardo incontra condizioni di luce opposte.

Estremamente calde o fredde.

Convenzionalmente la luce viene definita calda o fredda in funzione del fatto che abbia tonalità più orientate al giallo oppure al blu.

I tramonti sono caratterizzati da una luce molto calda fino a quanto il sole è visibile sull’orizzonte. Poi, progressivamente, i colori virano verso il blu con l’avanzare della notte

A volte invece è la neve che dona il suo contributo manifestando questo cambiamento di colore.

Non è molto facile incontrare uno scorcio in cui entrambe queste tonalità siano presenti. In questo caso nella meravigliosa Valnontey (Cogne) ho avuto la fortuna di scorgere la fine della valle con il sole ormai calato e quindi il colore della stessa era fortemente tendente al blu proprio a causa del manto bianco. Sopra una cresta, invece il vento forte alzava folate di neve che, pochi metri più in alto, venivano battute dagli ultimi caldissimi raggi del sole al tramonto.

Non paga di tanta meraviglia, la luce ha iniziato una danza davvero magica andando a riflettersi e accarezzare con le tonalità più calde la sola parte esposta dei piccoli cumuli di neve sulle rocce più in basso e ormai in ombra.

Io, nel fondovalle e al completo riparo dal vento forte, sono rimasto per una attimo completamente senza fiato.

 

 

Geolocalizzazione: 45°34’40.897″ N 7°20’3.163″ E

Camera: Nikon D750

Obiettivo: 600 mm. su 150-600 mm.

Tempo: 1/160

Diaframma: f/13

ISO: 100

Paesaggi - Italia - Valnontey
Bianco e nero - Italia - Riflessi nell'acqua di un torrente

Il fascino dei riflessi in un piccolo ruscello.

La bellezza a volta ci sfiora nelle cose più piccole.

Come un minuscolo rivolo di acqua baciato dal sole.

In un tempo di emozioni forti siamo abituati a immagini che rappresentano la dimensione più maestosa o la potenza della natura in tutte le sue forme.

Eppure, a volte, la sua bellezza ci sfiora e non la cogliamo solo perché si presenta in una veste minimale. In questi casi il piacere non è nella forza di ciò che osserviamo, ma nell’incredibile armonia che le sue forme assumono.

Può accadere di trascorrere una giornata con gli amici ammirando cime imponenti e maestose, percependo al loro cospetto quanto l’essere umano sia minuscolo. Poi al ritorno chiacchierando in allegria, compare inaspettato dietro una curva un minuscolo ruscello colpito dagli ultimi raggi di sole del giorno.

Lo stupore per questi spettacoli che possono essere eterni o durare quanto un piccolo ruscello di fine estate riempie il cuore come un dono inaspettato.

Sono, sempre e comunque, un dono del Creatore per chi ha la fortuna di goderne anche solo per un attimo mentre cammina in una giornata di fine estate lungo un sentiero di montagna.

In quel momento occhi e cuore si riempiono di una meraviglia che non ci sarà mai denaro che possa comprare.

Fortunatamente.

 

 

Geolocalizzazione: 45°4’35.998″ N 6°36’45.768″ E

Camera: Nikon D7500

Obiettivo: 65 mm. su 24-120 mm.

Tempo: 1/250

Diaframma: f/7,1

ISO: 200

Bianco e nero - Italia - Riflessi nell'acqua di un torrente
Bianco e nero - Francia - Port en Bessin - Les coquilles Saint-Jacques

Madre Natura, più forte dei danni dell’uomo.

L'uomo a volte manca del minimo rispetto a Madre Natura. Ma Lei riesce a creare bellezza da tanto danno.

Ordine perfetto da tanto disordine.

C’è una cosa molto difficile per il moderno fotografo digitale: ottenere belle foto in bianco e nero che non siano solo conversioni di scatti a colori brutti o banali.

Siamo abituati e storditi dagli scatti dai colori pompatissimi fatti con i cellulari o le varie action cam. Il bianco e nero invece, richiede il difficilissimo esercizio di non “vedere” il soggetto a colori prima di scattare, ma di immaginarlo direttamente in bianco e nero.

E per avere un bello scatto di questa tipologia occorre ricercare (almeno) due caratteristiche fondamentali: contrasto e trama ricca di dettagli.

Abbastanza facile a dirsi, difficilissimo da fare tant’è che diversi grandi professionisti ammettono con onestà che faticano a scattare in questa modalità in modo regolare.

Qualche estate fa sono capitato per caso nella cittadina francese di Port en Bessin, dove sono alle prese con un grosso problema conseguenza di un folle comportamento umano. Questa città è rinomata per la pesca delle capesante che là chiamano Coquille Saint Jacques e che i media francesi quantificano in decine di (!) tonnellate all’anno. Malauguratamente i locali hanno la pessima abitudine di non smaltire correttamente i gusci vuoti delle conchiglie perché costa troppo, ma di gettarli semplicemente sulla spiaggia.

Il “problemino” è che sono ormai in tale quantità da coprire la sabbia con uno spessore che in alcuni punti è di gran lunga superiore al metro.

In questa dissennatezza, Madre Natura è intervenuta con la mano del più folle ma anche meticoloso degli artisti. Infatti i gusci sono stati ordinati a milioni dalla marea uno a fianco dell’altro, tutti perfettamente in verticale, creando uno spettacolo meraviglioso e incredibile.

Camminando su questo tappeto magico, incantato da quanto i miei occhi faticavano a credere, ho abbassato lo sguardo verso i miei piedi.

E in quel momento tutte le possibili luci rosse e i campanelli di allarme insieme al dna di mio padre hanno iniziato a suonare all’unisono gridandomi: “bianco e nero!”.

É nata così questa pazza foto; non so se sia una buona foto, ma a me – pensata in bianco e nero – è piaciuta e ho pensato di pubblicarla.

Potete vedere la foto qui

 

 

Geolocalizzazione: 49°20’58.037″ N 0°45’15.156″ W

Camera: Nikon D7500

Obiettivo: 19 mm. su 12-24 mm.

Tempo: 1/60

Diaframma: f/5,6

ISO: 100

Da qualche parte - Italia - Mondovì

Mongolfiere. Lo spettacolo di un volo antico

Il volo delle mongolfiere è uno spettacolo unico per l'osservatore. Ricco di magia.

Con il naso all'insù persi nei colori di questi incredibili mezzi che si perdono nel cielo invernale.

Chiunque sia transitato per l’estremo lembo occidentale della Pianura Padana cinto dall’arco delle Alpi, avrà notato lo spettacolo del volo delle mongolfiere.

Purtroppo per il visitatore di passaggio, appaiono quasi sempre molto affascinanti, ma piccole a causa della distanza da cui solitamente si osservano. In quella condizione, è piuttosto difficile percepirne l’incredibile bellezza che invece rivelano a terra o nelle fasi di decollo e atterraggio.

Quest’anno ho deciso di comprendere meglio questo affascinante mondo e quindi di andare a vedere il 32° Raduno delle Mongolfiere di Mondovì che si è tenuto dal 4 al 6 gennaio nella bellissima cittadina del cuneese. E siccome sono appassionato di fotografia, ho richiesto – ahimè con grave ritardo – l’accredito come fotografo della manifestazione che mi è stato concesso grazie alla cortesia dell’Ufficio Stampa dell’Aeroclub Mondovì che ringrazio davvero di cuore.

Per chi come me non aveva mai visto una mongolfiera, è stata un’esperienza davvero incredibile, perfettamente gestita dagli organizzatori quanto affascinante, che consiglio a chiunque di fare. Vi segnalo solo di arrivare almeno 45 minuti prima dei decolli altrimenti, a causa del numeroso pubblico, si perdono i particolari del montaggio e della messa in opera degli aerostati.

Si tratta di mezzi dalle forme a volte davvero bizzarre, comunque coloratissimi, affascinanti e i loro allestimento e successivo decollo avviene nell’estrema precisione di gesti che meritano di essere goduti fino in fondo.

Ho cercato come sempre, di realizzare scatti non banali e ho deciso di pubblicarne alcuni qui sul sito. Altri potrete trovarli sulla mia pagina Facebook.

Potete vedere la foto qui

 

 

Geolocalizzazione: 44°23’15.627″ N 7°48’54.253″ E

Camera: Nikon D750

Obiettivo: 150 mm. su 150-600 mm.

Tempo: 1/500

Diaframma: f/8

ISO: 160

Da qualche parte - Italia - Mondovì
Da qualche parte - Francia - Honfleur

Honfleur. Non solo il peschereccio rosso.

Gli scorci di alcuni luoghi diventano iconici, ma con uno sguardo curioso, si può scoprire molto di più.

La sorpresa di una cittadina meravigliosa, curiosando tra le sue vie e lungo il porto.

Il peschereccio rosso e giallo. Presente, fino alla noia, in tutte le foto dei turisti scattate a Honfleur non è certamente l’unico soggetto interessante.

Ciò che ho appena scritto è esattamente quello che ho pensato quando ho deciso di visitare Honfleur, perché all’interno del suo porto è stato ormeggiato un peschereccio rosso (probabilmente disarmato da tanti anni) in bella vista ad uso e consumo dei turisti. Che infatti lo inquadrano in tutti i modi possibili. Senza il minimo sforzo di fantasia. Provate con una ricerca su Google immagini e vedrete…

Mi sono quindi chiesto se ci fosse qualcos’altro da vedere e fotografare in questa città che mi sembrava molto interessante oltre allo “famoso” peschereccio. La risposta è stata sì, eccome. Ma non necessariamente si tratta di barche e porti. Anzi c’è ben altro.

Infatti ho scoperto che Honfleur è decisamente affascinante, curata, chiaramente frequentata da un turismo di target molto elevato, e ricca di gallerie d’arte in grado di soddisfare qualsiasi palato e gusto. Anche per chi come me non ha una competenza specifica, la visita della città diventa un entusiasmante viaggio sensoriale dove gli occhi si sono persi letteralmente in mille forme e colori.

Quindi foto a raffica a quadri e sculture? No. Purtroppo.

Infatti tentando di documentare tutto quel ben di Dio: quanto si chiede, ovviamente, il permesso la risposta è sempre NO.

Ho avuto un’unica eccezione nelle Galeries Bartoux lungo il porto (che ringrazio) la cui indicazione peraltro è stata: all’interno può fare un solo scatto. UNO scatto.

Non me lo sono fatto dire due volte e come diceva un comico tanti anni fa “Non capisco ma mi adeguo”. Così è nata questa coloratissima foto all’esposizione e in particolare a questa opera d’arte che a me è parsa bellissima.

Quando felice della possibilità che mi era stata offerta sono uscito fuori, altri a pochi metri da me, erano impegnati con il peschereccio rosso.

Geolocalizzazione: 49°25’14.97″ N 0°13’58.608″ E

Camera: Nikon D750

Obiettivo: 12 mm. su 12-24 mm.

Tempo: 1/60

Diaframma: f/5,6

ISO: 640

Da qualche parte - Francia - Honfleur
Persone - Italia - Vinovo Blues Festival

Blu la notte, il mare, la luce della luna. Il Blues.

La musica trasmette emozioni fortissime che arrivano fino in fondo all'anima.

Amo il blues, in tutte le sue forme e in una notte d'estate ho goduto di uno splendido concerto.

Ognuno ha il proprio genere musicale preferito e ovviamente sono tutti ugualmente importanti.

Io però adoro il blues con le sue sfumature, a volte durissime a volte dolcissime. Che sia quello del Sud di Lightnin’ Hopkins o quello di Chicago di Buddy Guy e del suo incredibile tastierista Marty Sammon, quando lo ascolto la mente si libera da ogni timidezza.

Forse perché nasce da canti antichi che raccontavano condizioni di vita infami, schiavitù, malinconia ma io amo follemente questo genere.

Musica che sovente racconta tristezza o storie non belle, ma che dall’anima parla direttamente ad altre anime.

Non a caso l’espressione “to feel blue”, significa sentirsi giù, depresso.

Amo la forza che trasmette a chi la ascolta, l’energia delle note che i suoi artisti riescono a suonare con mille sfumature e incredibili virtuosismi.

Blu è il colore dei fari che in una notte di fine estate illuminano il grande Massimo Serra, batterista della band di Fabio Treves, che esegue i suoi splendidi assoli.

E picchia, picchia duro sulla batteria e di lì scende direttamente al cuore di chi lo ascolta. E le emozioni volano.

E blu è il colore della mia anima da qualche tempo.

Geolocalizzazione: 44°56’57.5″ N 7°37’52.489″ E

Camera: Nikon D750

Obiettivo: 62 mm. su 24-120 mm.

Tempo: 1/40

Diaframma: f/4

ISO: 1600

Persone - Italia - Vinovo Blues Festival
Persone - Francia - I resti del D Day nei pressi di Port en Bessin

La pace 75 anni dopo.

Là dove si è combattuta una delle battaglie più cruente della seconda guerra mondiale, ora regna una pace incredibile

Il contrasto incredibile e potente tra la guerra ormai lontana e la pace di oggi

Non è stata una destinazione scelta per il mio viaggio, ma solo il frutto (fortunato) del destino condurmi in questo luogo sospeso nella storia.

Viaggiando nella zona degli sbarchi della Battaglia di Normandia, mi sono fermato per una notte in un meraviglioso campeggio e dopo aver montato la tenda sono sceso al primo paesino che ho trovato lungo la costa: Port en Bessin – Huppain e non avrei davvero potuto essere più fortunato perché questa piccola, splendida, città mi ha regalato cose mai viste a partire da un incredibile scherzo fatto da Madre Natura con i gusci delle conchiglie, fino alle magiche luci del porto canale (pubblicherò alcune foto per questi soggetti) e tanta, tantissima pace.

Passeggiando con la bassa marea sul fondo del mare in secca lungo l’antemurale del porto mentre si avvicinava il tramonto (concetto questo peraltro relativo così a nord), mi ha colpito in particolare il contrasto fortissimo tra la pace assoluta rappresentata da una persona che, nella luce caldissima e bassa sull’orizzonte, credo pescasse “qualcosa” tra le alghe e, all’orizzonte, i resti del porto artificiale costruito dagli Alleati nei giorni successivi al D-Day.

Ero a poche centinaia di metri dalla spiaggia di Omaha Beach che dopo lo sbarco, venne chiamata Bloody Omaha Beach per un motivo che è fin troppo facile immaginare.

Ho provato una stranissima emozione, un irreale mix tra lo sgomento e un profondo sollievo; qualcosa talmente forte da essere quasi violento e che comunque non saprei descrivere in modo efficace.

Pensare e soprattutto “percepire” che la pace possa essere tornata prepotente e dolcissima in un luogo che visto orrori indicibili, è stato però bellissimo.

A pochissimi chilometri riposano alcuni tra coloro che in quei giorni si sono affrontati e uccisi. Tumulati in due cimiteri che non potrebbero essere più diversi, ma questa è un’altra storia che magari Vi racconterò una prossima volta.

Spero intanto con questa foto di potervi trasmettere almeno in parte la meravigliosa emozione di essermi trovato là.

 

 

Geolocalizzazione: 49°20’59.985″ N 0°45’14.062″ W

Camera: Nikon D7500

Obiettivo: 300 mm. su 70-300 mm.

Tempo: 1/400

Diaframma: f/9

ISO: 100

Persone - Francia - I resti del D Day nei pressi di Port en Bessin
Bianco e nero - Francia - Saint Mâlo

Saint Mâlo – La spiaggia di Sillon

Passeggiare al sole di un pomeriggio estivo dove a volte si scatena l'inferno è impressionante.

La magia della meravigliosa Plage du Sillon a Saint - Malo

Saint Mâlo è famosissima per tanti ottimi motivi, ma io ci sono andato per uno in particolare. Vedere il luogo esatto dove si abbattono le sue terribili tempeste e dove questa incredibile città le sconfigge “a muso duro”.

Davanti alla città infatti si estende la lunga Plage du Sillon che è cinta (nel senso più letterale) da una strada che in diversi giorni dell’anno subisce un piccolo problema. Da Nord arrivano e volte si sommano due forze spaventose: le famose e terribili tempeste del Nord Atlantico e le altrettanto terribili maree; la loro unione crea onde gigantesche e queste giungono e si abbattono, a volte anche in estate, con tutta la loro potenza proprio sul limite esterno della strada. Il problema è che sul lato opposto, a non più di cinque metri, c’è il fronte delle case che si affacciano sul mare.

Questa potenza devastante viene da secoli combattuta dall’ingegno dell’uomo e sono state adottate sostanzialmente due difese: 1) sono stati piantati migliaia di enormi pali di legno che spezzano l’onda 2) alla base del muro che poggia sulla spiaggia e che sostiene la strada è stata conferita una una forma arrotondata che devia (parzialmente) la direzione del moto dello onde che da orizzontale diventa verticale.

La situazione rimane comunque in quelle condizioni talmente pericolosa che sia la via del lungomare che anche quelle trasversali vengono chiuse al traffico. Vi invito comunque a una significativa ricerca su YouTube per capire meglio questo spettacolo della natura e della reazione dell’uomo.

Due sono stati i due motivi principali che, da amante delle tempeste e della natura, mi hanno quindi portato a visitare Saint Mâlo: la speranza di vedere uno di quegli eventi dal vivo e comunque comprendere meglio come sia stata organizzata la città per questo aspetto. Speravo – tanto – e mi aspettavo di vedere o almeno percepire “azione” come quando ad esempio si visita un capo roccioso in mezzo al mare.

E invece ho avuto il dono di trovare esattamente l’opposto: pace ed serenità assolute.

La spiaggia, liberata dalla marea era larghissima, con alcuni tavolini da picnic assaliti – con violenza – dai numerosissimi gabbiani, persone di tutte le età che passeggiavano con i piedi sulla battigia.

E nuovamente la luce dolcissima e caldissima che accarezzava la sabbia bagnata, la strada con la fila di case con le elegantissime facciate e i tetti scuri che si riflettevano nell’acqua trattenuta dalla sabbia. La conversione in bianco e nero mi è parsa la logica conseguenza.

Un attimo magico sospeso nel tempo, lontano, tanto lontano dal turismo becero e rumoroso.

Per mia fortuna.

 

 

Geolocalizzazione: 48°39’9.583″ N 2°1’19.708″ W

Camera: Nikon D7500

Obiettivo: 145 mm. su 70-300 mm.

Tempo: 1/800

Diaframma: f/9

ISO: 100

Da qualche parte - Francia - Port en Bessin

É tempo di lavorare

Quando gli altri risposano, i pescatori escono in mare

Le luci del porto in una notte di calma assoluta

Trovo affascinante osservare come durante una giornata, il risposo di alcuni si confonda con il lavoro di altri in un’alternanza senza fine.

I ritmi di vita di una cittadina che vive principalmente di turismo e di pesca, sono scanditi da queste due attività che si susseguono durante lo scorrere di una giornata. In particolare nel nord della Francia, dove a parte qualche eccezione, il concetto di vita notturna mi è apparso assai diverso, certamente più breve, da quello mediterraneo.

Durante le ore di sole, i negozi, le strade e quasi ogni angolo pullulano di persone intente a compiere le loro attività in fondo legate al ciclo del sole. Poi giunge il momento nel quale la fase della vita professionale o di piacere tipicamente diurna si placa progressivamente esaurendosi insieme a quello dei ristoranti o dei locali notturni.

Infine inizia il tempo di chi tipicamente di notte lavora: i pescatori e con loro sembra di assistere agli attimi precedenti un concerto. Prima “accordano” i loro strumenti e subito dopo, in perfetta sincronia, iniziamo a suonare e quindi a uscire dal porto.

In pochi minuti la tranquillità che regnava sovrana, viene interrotta dalla partenza in rapida successione dei pescherecci verso il mare aperto per svolgere le attività di pesca. Poi tutto torna assolutamente calmo e il silenzio torna a regnare interrotto solo da qualche cane.

Sono attimi strani nei quali calma e frenesia si sovrappongono più volte in rapida successione, quasi in una sorta di spettacolo teatrale.

In questa occasione la partenza delle barche mi ha colto impreparato mentre passeggiavo incantato dall’incredibile apparente calma di un porto canale in Normandia.

Le luci in particolare mi avevano colpito grazie questa volta al contrasto tra le lampade con tonalità tendenti al giallo dei lampioni stradali, e le lampade a led delle luci installate sulle barche e che invece tendono decisamente al bianco / azzurro.

Ho provato a scattare con un tempo lungo che fortunatamente il treppiede mi ha permesso di usare, per tentare di evidenziare la sostanziale immobilità dell’acqua del canale contro il movimento del peschereccio che stava uscendo dal porto e… sono stato molto, molto fortunato.

Le tre doppie strisce delle luci di via dell’imbarcazione (bianca, rossa e verde) e la a magia dell’ora blu dopo il tramonto hanno regalato la casualità dell’ultima pennellata di magia.

 

 

Geolocalizzazione: 49°20’48.989″ N 0°45’15.414″ W

Camera: Nikon D750

Obiettivo: 24 mm. su 12-24 mm.

Tempo: 2″

Diaframma: f/4

ISO: 100

Da qualche parte - Francia - Port en Bessin
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