Author:roberto-dolza-fotografia

Danimarca - Aarhus - Biciclette - 01

Qualcuno ha detto bicicletta?

Danimarca: biciclette come se piovesse!

Anche quando piove davvero.

Poco tempo fa ho trascorso un po’ di tempo nella città Aarhus in Danimarca dove si è trasferita una persona a me cara.

I primi giorni sono stati per me un doppio shock.

Il primo perché faticavo a credere a quanto i miei occhi vedevano.

Il secondo a chiedermi il perché dei diversi comportamenti di questo meraviglioso popolo e quindi ad apprezzarne gli enormi vantaggi.

Appena sceso dal bus che mi ha portato dall’aeroporto alla stazione centrale vengo letteralmente circondato da una moltitudine di donne in stato di gravidanza che passeggiano con almeno un paio di bambini, e inoltre da una quantità incredibile di biciclette. Per ora vi parlerò delle biciclette.

Sono ovunque e con le fogge più strane (almeno per me!). Non ci sono mountain bike come da noi, ma una marea di mezzi chiaramente da città e cavalcate da qualsiasi tipologia di cittadino. Altra curiosità è il fatto che pochissime sono a pedalata assistita elettricamente nonostante salite e discese seppur non estreme, non manchino.

Questa regola viene invece totalmente sovvertita per le numerosissime bici (come accidenti si potrebbero definire?!?) di tipo familiare (come si diceva da non un tempo per una tipologia di autovetture) che hanno al posto della ruota anteriore una coppia di gomme che sostengono una sorta di “grossa scatola” in molti casi dotata di splendide protezioni contro la pioggia.

Resto basito a vedere cosa viene trasportato in questi strani mezzi: ovviamente bambini ma anche… padri, mamme con i figli, divani e addirittura nonni! Ça va sans dire TUTTI con il casco in testa (divani esclusi).

A questo punto mi è “esplosa” in testa la domanda: ma perché?

Perché così tutti fanno dell’ottimo movimento peraltro prettamente anaerobico, perché così non hanno traffico automobilistico (in due settimane NON ho visto UNA sola coda), perché non hanno problemi di parcheggio, perché si spostano molto più rapidamente, perché così inquinano pochissimo, perché così i mezzi pubblici sono praticamente sempre vuoti, perché…

La situazione è così incredibile per un mediterraneo, che sono rimasto senza parole a vedere un ponte che attraversa i binari del treno. Su tutta la lunghezza hanno costruito una struttura (quasi tutta coperta!) con delle rastrelliere a doppia altezza dove chiunque può liberamente parcheggiare la propria bici al livello inferiore o a quello superiore!

Quanto da imparare.

 

 

Geolocalizzazione: 56°8’59.415″ N 10°12’10.7553″ E

Obiettivo: 105 mm. su 24-105 mm. Tempo: 1/400

Diaframma: f/4

ISO: 100

Danimarca - Aarhus - Biciclette - 01
Bianco e nero - Francia - Moncenisio - Borgo di Gran Croce

L’oblio distrugge luoghi che un tempo erano vivi

Con quale velocità un borgo secolare può morire?

Il tempo corre veloce dove l'uomo abbandona un luogo

Salendo dalla Valle di Susa verso il colle del Moncenisio, appare all’improvviso la grande diga. Imponente e curiosa in quanto costruita non in cemento, ma bensì con delle pietre.

Sotto, piccolissimo e in gran parte crollato, si perde alla vista il borgo di Gran Croce che invece merita una sosta.

Sulla via che dall’Italia conduce in Francia passando per colle del Moncenisio, per molti secoli è esistito il piccolissimo borgo di Gran Croce. Era sostanzialmente un punto di ristoro e riposo per i viandanti in attesa delle ultime curve della salita come anche per coloro che (si legge in uno scritto del 1605!) si rifocillavano e bevevano abbondante vino nell’osteria prima di affrontare la discesa che, con cavalli e carrozze, doveva fare davvero paura.

É stato da sempre territorio italiano, ma nel 1947 diventò parte dei territori ceduti alla Francia come rimborso per i danni della seconda guerra mondiale. Per diversi anni fu sede della dogana francese che successivamente venne spostata. Poi, intorno al 1960, fu edificata la grande diga che di fatto ne determinò la fine e si racconta che l’ultimo abitante l’abbia abbandonato nel 1986.

Ora rimane, intatta e mantenuta, solo la chiesetta della Madonna delle Nevi, mentre tutte le altre case sono crollate o comunque pericolanti e da anni si dice che i Francesi vogliano abbatterle del tutto. Se si ha la possibilità, vale comunque la pena di fermarsi e visitarlo. É estremamente affascinate vedere come fossero costruite le case di molti secoli fa. L’importante è fare molta attenzione ad addentrarsi in mezzo o dentro ai ruderi in quanto pericolanti.

A me ha fatto particolarmente impressione pensare come un borgo molto piccolo, nato molti secoli fa che ha fornito riposo e ristoro a moltissimi viandanti, sia in pochi decenni definitivamente scomparso.

Visitandolo, ho immaginato come sarebbe stato bello poter ascoltare i racconti di cosa hanno visto e sentito quelle mura nel tempo.

 

 

Geolocalizzazione: 45°13’11.346″ N 6°57’18.03″ E

Obiettivo: 12 mm. su 12-24 mm Tempo: 1/250

Diaframma: f/11

ISO: 200

Bianco e nero - Francia - Moncenisio - Borgo di Gran Croce
Paesaggi - Francia - Rodano Alpi - Monginevro

A volte la vita è breve. Non solo per gli esseri umani.

La storia di un forte nato già sbagliato.

In pochissimi anni, una costruzione che doveva essere un baluardo di difesa dei confini nazionali, ha trovato la sua fine.

A fine ‘800 fu costruito su un colle che domina il valico del Moncenisio questo splendido forte. Purtroppo fu edificato con una tecnologia ormai obsoleta che in pochissimi anni lo condannò alla fine.

Il colle del Moncenisio è, da sempre, uno dei valichi più importanti e trafficati che collegano l’Italia con la Francia.

Era quindi importante la sua difesa in caso di possibili invasioni e di conseguenza, nel tempo vi furono costruite numerose opere militari come baluardo per eventuali attacchi.

Ancora oggi nella zona si possono facilmente visitare diversi manufatti che in alcuni casi sono a vista tutto l’anno, mentre altri sono normalmente sommersi da decine di metri di acqua del lago del Moncenisio.

Questi ultimi, situati sul fondo del lago, si possono facilmente visitare in caso di scarsissime precipitazioni come nel 2022 oppure ogni dieci anni quando il lago viene svuotato per la regolare manutenzione.

Ben visibile, in alto a sinistra salendo verso lo sbarramento, c’è il forte di Variselle che ebbe una strana quanto breve vita.

Fu infatti costruito dagli Italiani nel periodo tra il 1877 e il 1883. Purtroppo fu edificato con una tecnica che non era più al passo con i tempi e soprattutto con la potenza dei nuovi obici.

La sua vita fu talmente breve che tra il 1909 e il 1910 fu usato come bersaglio dagli stessi italiani per testare i nuovi cannoni.

Ora giace abbandonato e le sue mura recano ben visibili i segni dell’inefficacia della sua struttura rispetto ai cannoneggiamenti. É estremamente affascinante quanto davvero semplice da visitare ed è possibile entrarvi sia da ciò che rimane del vecchio ponte levatoio, sia dal lato opposto attraverso un’enorme fenditura nelle mura perimetrali effetto dei colpi di cannone.

Anche se è facilmente visitabile, sicuramente NON è assolutamente un luogo consono nel quale portare dei bambini o dei ragazzi perché in diversi punti ci sono muri che finiscono nel vuoto senza ovviamente protezione di sorta.

Nota bene: fate attenzione salendo la brevissima strada sterrata che porta dalla diga al forte e che si percorre a piedi. Quando io sono salito ho avuto la fortuna di vedere ben due splendide vipere. Ovviamente se non mettete le mani in luoghi e modi inopportuni e fate un po’ di rumore con un bastone, non comportano alcun pericolo, ma anzi sono bellissime da ammirare nei loro incredibili colori e movimenti.

 

 

Geolocalizzazione: 45°13’27.366″ N 6°56’17.922″ E

Obiettivo: 90 mm. su 24-105 mm.

Tempo: 1/640

Diaframma: f/4

ISO: 100

Paesaggi - Francia - Rodano Alpi - Monginevro
Danimarca - Aarhus - Kunstmuseum

Un museo meraviglioso.

Nella città di Aarhus in Danimarca il meraviglioso Kunstmuseum.

Stupore sul tetto.

Aarhus è la seconda città della Danimarca e si trova ad ovest della più conosciuta Copenaghen.

É bellissima e con tanti luoghi da visitare, magari iniziando proprio da questo museo che si riconosce facilmente anche da lontano.

Tra le tante cose che mi hanno profondamente quanto positivamente colpito della Danimarca, vi è anche la radicata cultura della qualità.

Nelle tante declinazioni che questo splendido popolo declina questa caratteristica c’è anche la massima attenzione all’arte in moltissime sfaccettature.

Sul tetto dello splendido museo Kunstmuseum hanno costruito una meravigliosa passeggiata circolare le cui vetrate riproducono i colori dell’arcobaleno.

É estremamente piacevole vedere la skyline della città attraverso un filtro colorato che cambia ad ogni passo. Se andate ad Aarhus, e ne vale decisamente la pena, non perdetevela!

 

 

Geolocalizzazione: 56°9’15.1838″ N 10°11’58.6289″ E

Obiettivo: 24 mm. su 24-105 mm. Tempo: 1/50

Diaframma: f/5,6

ISO: 100

Danimarca - Aarhus - Kunstmuseum
Bianco e nero - Francia - Quimper - Pasticceria

Non sempre si può fotografare ciò che vorremmo, ma…

Ok, è deciso: oggi vado a fotografare la meravigliosa Quimper in Bretagna! O forse no...

Mai dimenticarsi di programmare un'uscita fotografica!

Bretagna estate 2021, ho già visitato molto, ma voglio ancora andare a vedere e fotografare la meravigliosa cittadina di Quimper.

Purtroppo dimentico di porre attenzione a due fattori che renderanno l’uscita fotografica praticamente inutile: i turisti e il maltempo.

Alla fine riesco a fare uno scatto che comunque placherà rabbia e delusione.

Lo so, accidenti, lo so: quando si esce per fotografare un minimo di programmazione è assolutamente imprescindibile pena cocenti delusioni. Quante volte me lo sono ripetuto!

Ma dopo alcuni giorni favorito dal fatto di aver visitato luoghi sul mare battuti dal vento, in orari non ancora praticati dai turisti e aver avuto sostanzialmente sempre bel tempo, mi lancio nell’ultimo punto del mio programma di viaggio dimenticando due aspetti assolutamente fondamentali che mi rovineranno irrimediabilmente la giornata. Eccoli.

1) Dopo aver parcheggiato mi infilo felice nella prima stradina del centro storico e mi fermo inorridito. Posso vedere solo teste! Tante, tantissime teste di turisti che insieme ai corpi ai quali sono attaccate impediscono di fatto di vedere (e fotografare) qualsiasi cosa al di sotto dei due metri circa. Vie, negozi, abitazioni a graticcio, angoli meravigliosi semplicemente non si possono vedere. Provo a fotografare qualcuno dei meravigliosi palazzi, ma non ottengo altro che un trionfo di linee cadenti ovviamente senza l’appoggio alla strada. Rinuncio! Ho dimenticato che questo è il periodo delle vacanze (soprattutto) dei francesi e mi monta una profonda rabbia.

2) Dopo una settimana graziato dal meteo della Bretagna e proprio all’ultimo giorno di viaggio, lui decide di ricordarmi le sue caratteristiche e inizia un furioso temporale che non smetterà a breve.

Poco prima del diluvio alzo gli occhi e vedo questa meravigliosa insegna di una (altrettanto) meravigliosa pasticceria che sarei stato ore a fotografare, indeciso tra la bellezza degli arredi e quella dei prodotti in vetrina.

Ok, ho capito. Quimper ci vedremo la prossima volta nel mese di giugno al più tardi, dopo un’attenta verifica del meteo e infine senza lasciarti come ultima tappa del viaggio.

In macchina, con il tergicristallo al massimo, fantasticherò subito su quando poterci tornare.

 

 

Geolocalizzazione: 47°59’46.9773″ N 4°5’56.0537″ W

Obiettivo: 35 mm. su 24-105 mm Tempo: 1/125

Diaframma: f/6,7

ISO: 200

Bianco e nero - Francia - Quimper - Pasticceria

Aspettando gli studenti.

Le luci dure di un mezzogiorno estivo non sempre sono un problema per il fotografo.

A volte giocano con la prospettiva.

Un giorno d’estate aggirandomi nel cortile della splendida Università di Pavia in cerca di una composizione.

Ma è difficile perché, come sanno tutti i fotografi, la luce delle ore centrali è una delle peggiori.

Quasi sempre…

Contrasti estremi, ombre e luci dure e nette, perdita di dettaglio, contrasto elevatissimo sono alcuni dei principali problemi da affrontare cercando di ottenere un buono scatto in queste condizioni assai complesse.

Quasi tutti i fotografi anelano albe o tramonti lunghissimi per sfruttare in pieno le splendide e soffuse tonalità che intorno ai quei momenti splendono nel cielo.

A volte però può capitare che la luce dura giochi con la prospettiva e, con il contributo del diaframma tutto aperto, possa nascere uno scatto che rende perfettamente l’atmosfera di calma e pace assolute che regnavano in quel momento.

Le biciclette attendevano in silenzio il ritorno degli studenti pronte ad accompagnarli in giro per la splendida Pavia.

 

 

Geolocalizzazione: 45°11’10.5297″ N 9°9’21.7831″ E

Obiettivo: 82 mm. su 24-105 mm Tempo: 1/250

Diaframma: f/4

ISO: 100

Città - Italia - Manarola

Manarola, Cinque Terre, scende la notte.

Manarola - Cinque Terre

Si fa bella in un freddo tramonto invernale.

Le Cinque Terre sono uno dei luoghi più famosi sia d’Italia che del mondo intero.

Qualche giorno fa ho avuto la fortuna di visitarle in pieno inverno. Un meraviglioso dono del caso.

Manarola è uno dei borghi più fotografati d’Italia. Deposti dal destino come diademi in quell’incredibile area della Liguria denominata Cinque Terre.

Queste, solitamente, sono invase da frotte di turisti “mordi e fuggi” che a mio modesto avviso, ne rendono inutile la visita nella stagione estiva.

Impossibile in quel periodo apprezzare la bellezza dei borghi quasi quanto attraversarli a causa della ressa eccessiva.

Ma soprattutto in inverno, nei momenti in cui la tramontana soffia gelida e spazza la costa spianando il mare, i turisti scompaiono ben prima del tramonto e allora, in quei momenti, questi paesini esplodono nella loro incredibile bellezza.

Quando, qualche sera fa, mi sono recato a Manarola alcune ore prima del tramonto, le condizioni si presentavano perfette per qualche buono scatto. Turisti assenti, vento da terra, mare piatto e un cielo ricco di nuvole meravigliose.

Faceva freddo, molto freddo, e dopo aver installato la macchina foto sul cavalletto e aver deciso la composizione, attendere per più di un’ora non è stato facile.

Ma alla fine Madre Natura mi ha fatto dono di un’immagine incredibile dove il contrasto tra la luce blu del cielo e quella calda dei lampioni giocavano sulle facciate delle case a seconda della loro esposizione.

Sono rimasto a osservare per molti minuti incantato e senza fiato prima di ricordarmi che ero lì apposta per fare una foto.

Poi, finalmente, ho poggiato il dito sul pulsante e ho fatto click.

 

 

Geolocalizzazione: 44°6’26.388″ N 9°43’32.118″ E

Obiettivo: 19 mm. su 12-24 mm. Tempo: 60″

Diaframma: f/9

ISO: 100

Città - Italia - Manarola
Nutrie-Italia-Morozzo

Una nuotata all’alba.

I riflessi incredibili intorno a una nutria

La meraviglia della luce subito dopo l'alba.

La bellezza della natura, a volte, viene colta solo dalla velocità di uno scatto fotografico.

Alzarsi presto da una parte può essere faticoso, ma, in fotografia, regala quasi sempre grandi soddisfazioni. 

Qualche settimana fa ho pensato di andare a visitare l’oasi faunistica di Crava Morozzo in provincia di Cuneo di cui avevo visto il sito internet e che mi aveva incuriosito.

Sono arrivato poco prima dell’alba e faceva un gran freddo. Dopo essermi vestito opportunamente sono sceso nel corso del torrente dove si trova l’oasi e sono arrivato ai capanni per la fotografia quando i primi raggi del sole comparivano all’orizzonte.

La luce era ancora poca e solo i primi raggi fendevano l’ombra degli alberi circostanti. Ma è stata sufficiente per immortalare una nutria che nuotava nello stagno e soprattutto l’incredibile gioco dei riflessi generati dal suo movimento dell’acqua perfettamente calma con il colore del cielo e i riflessi della vegetazione.

A occhio non ne avevo apprezzato completamente la bellezza, ma lo scatto velocissimo ha congelato un momento magico.

E, sì, vale proprio la pena di alzarsi presto.

 

 

Geolocalizzazione: 44°25’22.164″ N 7°43’48.384″ E

Obiettivo: 600 mm. su 150-600 mm. Tempo: 1/500

Diaframma: f/6,3

ISO: 400

Nutrie-Italia-Morozzo
Paesaggi - Italia - Langhe - Monforte d'Alba

Andare per Langhe in pieno inverno.

Fotografare le Langhe è facile? Dipende

Trovare punti interessanti per qualche foto non è scontato.

Le Langhe. Il solo nome identifica una zona conosciuta in tutto il mondo per la sua profonda bellezza. Ma, per fotografarla, bisogna imparare a osservare con attenzione.

Un sabato invernale come tanti, non sapendo cosa fare decido di andare a fare un giro nelle Langhe perché è da tanto tempo che non scatto una foto e ho voglia di rilassarmi qualche ora girovagando senza meta in cerca di qualche composizione interessante.

All’andata percorro la strada che da Monchiero porta a Monforte d’Alba, ma mi sembra di non trovare spunti particolarmente piacevoli. Trascorro la giornata spostandomi tra queste terre meravigliose osservando la foschia che copre in buona parte la pianura verso le Alpi che invece svettano bellissime nell’aria che, a quell’altezza, è perfettamente tersa.

Verso tardo pomeriggio percorro la stessa strada al contrario pensando di spostarmi verso un paese vicino, ma dietro una curva scorgo un punto bellissimo che all’andata, girato nel senso opposto, non avevo potuto vedere.

Controllo con l’app il punto e l’ora esatti in cui il sole tramonterà, inizio a montare l’attrezzatura e, come sempre, inizio ad aspettare. Realizzerò sette inquadrature da tre scatti cadauna da lavorare in HDR.

L’attesa mi regalerà un tramonto meraviglioso tra i filari delle viti e l’orizzonte delle Alpi.

 

 

Geolocalizzazione: 44°34’58.8074″ N 7°56’34.7857″ E

Obiettivo: 28 mm. su 24-105 mm.

Tempo: da 1/125 a 1/500

Diaframma: f/8

ISO: 500

Paesaggi - Italia - Langhe - Monforte d'Alba
Città - Italia - Bobbio

Viaggio nel tempo in provincia di Piacenza.

Bobbio, uno splendido borgo in provincia di Piacenza

Meraviglia di una notte di dicembre.

Il caso a volte mi guida a scoprire luoghi meravigliosi concedendomi solo il tempo per qualche scatto notturno.

Pochi giorni fa sono andato a trovare persone care in provincia di Piacenza che mi hanno fatto il dono di portarmi a scoprire il borgo di Bobbio. Una vera meraviglia con una storia antichissima.

Capita che a fine mattinata di una giornata festiva, qualcuno mi proponga: “Ti andrebbe di andare a vedere la Val Trebbia?” e io, non avendola mai visitata, ovviamente accetto.

Purtroppo a causa dell’ora tarda, di un cielo carico di nuvole e della stagione invernale, la luce del pomeriggio svanisce rapidissima e con essa molte possibilità di scatto.

Rimane il tempo per una rapida visita in questo antichissimo borgo, dove ogni casa trasuda la storia che lo permea e dove sono rimasti quasi invariati i vari manufatti che nei secoli si sono succeduti.

Riesco fortunatamente a fermarmi in Piazza Duomo ormai deserta e fare 21 scatti in HDR con il cavalletto e la specifica testa panoramica.

Me ne vado con l’intenzione di tornare con calma in questo piccolo paradiso dall’aspetto medioevale in altre condizioni di luce e stagione per assaporarlo con la dovuta tranquillità e fotografarlo nei tanti, incredibili, scorci che lo caratterizzano.

 

 

Geolocalizzazione: 44°46’3.1752″ N 9°23’10.4605″ E

Obiettivo: 24 mm. su 24-105 mm. Tempo (medio): 20″

Diaframma: f/11

ISO: 100

Città - Italia - Bobbio
Il tasto destro del mouse è disabilitato.