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Francia - Port en Bessin

Ritorno a casa.

Tornare finalmente a casa. Non sempre è così.

Riflessioni in un caldo e pacifico un tramonto d'estate.

Alcuni lavori si svolgono vicinissimi a casa, altri prevedono un quotidiano tranquillo viaggio di andata e ritorno.

Altri invece impongono di uscire ogni giorno in mare.

Un posto di lavoro che può diventare uno dei più pericolosi al mondo per svolgere uno dei quei mestieri per i quali esci ma non hai mai la certezza di tornare a casa dalla tua famiglia.

Questi pensieri mi sono venuti in mente osservando le barche dei pescatori rientrare a Port-en-Bessin in una condizione meteo di assoluta (quasi irreale viste le latitudini) pace.

Quello è un mare che può diventare spaventoso e quando le reti sono fuori bisogna andare a tirarle a bordo.

Quella sera il mare era in pace. Come la dolcissima atmosfera di quel momento.

I colori del peschereccio, il contrasto tra la luce del tramonto e quella delle ombre, il riflessi sull’acqua e la casualità dello sbuffo sullo specchio di poppa dello scarico del motore, mi hanno donato questo scatto.

Geolocalizzazione: 49°20’57.84″ N 0°45’19.434″ W

Camera: Nikon D7500

Obiettivo: 210 mm. su 70-300 mm.

Tempo: 1/60

Diaframma: f/5,3

ISO: 100

Francia - Port en Bessin
Persone - Francia - Cancale

Ma quando torna?

Vivere di ostriche.

Difficile da immaginare se non si vede.

Cancale: le ostriche addirittura a self service.

É risaputo che i francesi amino le ostriche, ma rendersi conto di quanto le apprezzino e di quanto il loro allevamento sia sviluppato nella grandissima baia che comprende anche il famoso Mont Saint Michel al confine tra Normandia e Bretagna è, per un italiano, un fatto abbastanza curioso. Soprattutto quando incontri…

Viaggiando sulla strada che costeggia la lunghissima strada ho notato una strana costruzione che mi ha incuriosito e, siccome dovevo mangiare che mi sono fermato ad analizzare meglio un questo strano edificio. Sono rimasto senza parole quando ho visto che si trattava di un self service di piatti di ostriche appena pescate e servite con qualche fetta di limone. Per 24 ore al giorno e 7 giorni su 7, chiunque può fermarsi, scegliere il vassoio con la tipologia di ostrica preferita e dopo aver pagato alla cassa automatica, gustarsele direttamente in riva al mare.

Poco più avanti mi sono fermato nella bellissima cittadina di Cancale tra bellissime case inizio ‘900 e mille colori che riempiono gli occhi. Al fondo della passeggiata, alla base del lungo molo, c’è uno scivolo che sembra uno dei tanti presenti in Francia per alare piccole imbarcazioni, che era pieno di bancarelle che vendevano ostriche fresche che i turisti e i francesi in particolare si gustavano immediatamente seduti sul molo. Ho poi scoperto che lo scivolo serve ai trattori degli allevatori per scendere con la bassa marea tra le ceste perfettamente allineate e prendersi cura del loro prezioso contenuto. Uno spettacolo curioso e affascinante che ho tentato di immortalare.

Geolocalizzazione: 48°40’14.7908″ N 1°51’4.7741″ W

Camera: Nikon D7500

Obiettivo: 120 mm. su 24-120 mm.

Tempo: 1/200

Diaframma: f/11

ISO: 100

Persone - Francia - Cancale
Persone - Francia - Hirel

In cammino.

Viviamo un tempo dove tutto deve essere veloce, anche il viaggio. Spostare a piedi diventa quindi un privilegio.

Godersi ciò che il viaggio dona ad ogni passo.

Viaggiando in Normandia, ho visto questo uomo che viaggiava semplicemente a piedi. E l’ho profondamente invidiato.

Dicono che uno dei maggiori lussi di un essere umano sia il tempo. Quello per vivere, per riflettere, per lavorare, per divertirsi, per amare e – ultimo ma non ultimo – per viaggiare senza fretta semplicemente con le proprie gambe.

Osservandolo ho compreso che il mio viaggiare in macchina in continua ricerca del successivo posto da visitare e fotografare era un’enorme limitazione perché comunque mi sarei perso angoli o paesaggi bellissimi nella fretta di muovermi verso la prossima meta.

La sua figura, la bellezza della casa alle sue spalle e la casualità dei colori, mi hanno comunque riempito il cuore.

 

 

Geolocalizzazione: 48°36’51.5905″ N 1°50’32.2223″ W

Camera: Nikon D7500

Obiettivo: 31 mm. su 24-120 mm.

Tempo: 1/320

Diaframma: f/9

ISO: 100

Persone - Francia - Hirel
Città - Francia - Menton

Il bellissimo faro all’ingresso del porto di Mentone.

Il fascino antico di un'architettura classica.

L'eleganza di un tempo che fu.

Menton, la prima cittadina francese dopo il confine arrivando dalla Liguria ha da sempre un legame molto forte con l’Italia in particolare con i molti Piemontesi che vi hanno comprato casa.

In particolare era famosa negli anni ’80 e ’90 tra i diportisti italiani a causa della carenza di posti barca in quanto dispone di due porti turistici, quello moderno di Garavan e quello adagiato nella città vecchia.

Quest’ultimo in particolare si sviluppa e a ponente della lunga baia che dal confine si sviluppa per alcuni chilometri e mantiene inalterato il fascino dei fabbricati storici che con le piccole vie tipiche dell’architettura ligure, caratterizza il centro storico.

In particolare il faro di ingresso del lato sinistro del porto risente dell’architettura classica e piacevole di questa cittadina ed è stato edificato con la tecnica tipica del primo ‘900, e mi ha incuriosito al tramonto di una splendida giornata invernale.

 

 

 

Geolocalizzazione: 43°46’32.952″ N 7°30’24.083″ E

Camera: Nikon D7500

Obiettivo: 95 mm. su 18-140 mm.

Tempo: 1/40

Diaframma: f/22

ISO: 100

Città - Francia - Menton
Bianco e nero - Francia - Due bordi al tramonto

Veleggiare incontro al tramonto.

Veleggiare controvento nella calda luce di un tramonto estivo.

Relax in compagnia di amici prima che scenda la notte.

Per chi abita in una città di mare e ha la fortuna di possedere una barca a vela, due bordi prima del tramonto sono un privilegio unico.

In Paesi con una cultura del mare diversamente sviluppata dal nostro – insegnata fin da piccoli – è anche una consuetudine quasi quotidiana.

In estate, finita una giornata di lavoro, è assolutamente normale uscire a navigare incontro alla luce del sole calda, dolcissima e avvolgente del tramonto.

La pace, i mille profumi portati dal vento, il rumore delle vele o dello sciabordio delle onde sulle murate, qualche parola con gli amici e il piacere intimo e profondo di navigare senza fretta con la tecnica più antica del mondo.

Uno spettacolo che il fotografo a riva non può che immaginare. E quindi, inevitabilmente, cercare di raccontare.

 

 

Geolocalizzazione: 48°38’57.4861″ N 2°1’32.4127″ W

Camera: Nikon D7500

Obiettivo: 300 mm. su 70-300 mm.

Tempo: 1/640

Diaframma: f/11

ISO: 100

Bianco e nero - Francia - Port en Bessin - Les coquilles Saint-Jacques

Madre Natura, più forte dei danni dell’uomo.

L'uomo a volte manca del minimo rispetto a Madre Natura. Ma Lei riesce a creare bellezza da tanto danno.

Ordine perfetto da tanto disordine.

C’è una cosa molto difficile per il moderno fotografo digitale: ottenere belle foto in bianco e nero che non siano solo conversioni di scatti a colori brutti o banali.

Siamo abituati e storditi dagli scatti dai colori pompatissimi fatti con i cellulari o le varie action cam. Il bianco e nero invece, richiede il difficilissimo esercizio di non “vedere” il soggetto a colori prima di scattare, ma di immaginarlo direttamente in bianco e nero.

E per avere un bello scatto di questa tipologia occorre ricercare (almeno) due caratteristiche fondamentali: contrasto e trama ricca di dettagli.

Abbastanza facile a dirsi, difficilissimo da fare tant’è che diversi grandi professionisti ammettono con onestà che faticano a scattare in questa modalità in modo regolare.

Qualche estate fa sono capitato per caso nella cittadina francese di Port en Bessin, dove sono alle prese con un grosso problema conseguenza di un folle comportamento umano. Questa città è rinomata per la pesca delle capesante che là chiamano Coquille Saint Jacques e che i media francesi quantificano in decine di (!) tonnellate all’anno. Malauguratamente i locali hanno la pessima abitudine di non smaltire correttamente i gusci vuoti delle conchiglie perché costa troppo, ma di gettarli semplicemente sulla spiaggia.

Il “problemino” è che sono ormai in tale quantità da coprire la sabbia con uno spessore che in alcuni punti è di gran lunga superiore al metro.

In questa dissennatezza, Madre Natura è intervenuta con la mano del più folle ma anche meticoloso degli artisti. Infatti i gusci sono stati ordinati a milioni dalla marea uno a fianco dell’altro, tutti perfettamente in verticale, creando uno spettacolo meraviglioso e incredibile.

Camminando su questo tappeto magico, incantato da quanto i miei occhi faticavano a credere, ho abbassato lo sguardo verso i miei piedi.

E in quel momento tutte le possibili luci rosse e i campanelli di allarme insieme al dna di mio padre hanno iniziato a suonare all’unisono gridandomi: “bianco e nero!”.

É nata così questa pazza foto; non so se sia una buona foto, ma a me – pensata in bianco e nero – è piaciuta e ho pensato di pubblicarla.

Potete vedere la foto qui

 

 

Geolocalizzazione: 49°20’58.037″ N 0°45’15.156″ W

Camera: Nikon D7500

Obiettivo: 19 mm. su 12-24 mm.

Tempo: 1/60

Diaframma: f/5,6

ISO: 100

Persone - Francia - I resti del D Day nei pressi di Port en Bessin

La pace 75 anni dopo.

Là dove si è combattuta una delle battaglie più cruente della seconda guerra mondiale, ora regna una pace incredibile

Il contrasto incredibile e potente tra la guerra ormai lontana e la pace di oggi

Non è stata una destinazione scelta per il mio viaggio, ma solo il frutto (fortunato) del destino condurmi in questo luogo sospeso nella storia.

Viaggiando nella zona degli sbarchi della Battaglia di Normandia, mi sono fermato per una notte in un meraviglioso campeggio e dopo aver montato la tenda sono sceso al primo paesino che ho trovato lungo la costa: Port en Bessin – Huppain e non avrei davvero potuto essere più fortunato perché questa piccola, splendida, città mi ha regalato cose mai viste a partire da un incredibile scherzo fatto da Madre Natura con i gusci delle conchiglie, fino alle magiche luci del porto canale (pubblicherò alcune foto per questi soggetti) e tanta, tantissima pace.

Passeggiando con la bassa marea sul fondo del mare in secca lungo l’antemurale del porto mentre si avvicinava il tramonto (concetto questo peraltro relativo così a nord), mi ha colpito in particolare il contrasto fortissimo tra la pace assoluta rappresentata da una persona che, nella luce caldissima e bassa sull’orizzonte, credo pescasse “qualcosa” tra le alghe e, all’orizzonte, i resti del porto artificiale costruito dagli Alleati nei giorni successivi al D-Day.

Ero a poche centinaia di metri dalla spiaggia di Omaha Beach che dopo lo sbarco, venne chiamata Bloody Omaha Beach per un motivo che è fin troppo facile immaginare.

Ho provato una stranissima emozione, un irreale mix tra lo sgomento e un profondo sollievo; qualcosa talmente forte da essere quasi violento e che comunque non saprei descrivere in modo efficace.

Pensare e soprattutto “percepire” che la pace possa essere tornata prepotente e dolcissima in un luogo che visto orrori indicibili, è stato però bellissimo.

A pochissimi chilometri riposano alcuni tra coloro che in quei giorni si sono affrontati e uccisi. Tumulati in due cimiteri che non potrebbero essere più diversi, ma questa è un’altra storia che magari Vi racconterò una prossima volta.

Spero intanto con questa foto di potervi trasmettere almeno in parte la meravigliosa emozione di essermi trovato là.

 

 

Geolocalizzazione: 49°20’59.985″ N 0°45’14.062″ W

Camera: Nikon D7500

Obiettivo: 300 mm. su 70-300 mm.

Tempo: 1/400

Diaframma: f/9

ISO: 100

Persone - Francia - I resti del D Day nei pressi di Port en Bessin
Bianco e nero - Francia - Saint Mâlo

Saint Mâlo – La spiaggia di Sillon

Passeggiare al sole di un pomeriggio estivo dove a volte si scatena l'inferno è impressionante.

La magia della meravigliosa Plage du Sillon a Saint - Malo

Saint Mâlo è famosissima per tanti ottimi motivi, ma io ci sono andato per uno in particolare. Vedere il luogo esatto dove si abbattono le sue terribili tempeste e dove questa incredibile città le sconfigge “a muso duro”.

Davanti alla città infatti si estende la lunga Plage du Sillon che è cinta (nel senso più letterale) da una strada che in diversi giorni dell’anno subisce un piccolo problema. Da Nord arrivano e volte si sommano due forze spaventose: le famose e terribili tempeste del Nord Atlantico e le altrettanto terribili maree; la loro unione crea onde gigantesche e queste giungono e si abbattono, a volte anche in estate, con tutta la loro potenza proprio sul limite esterno della strada. Il problema è che sul lato opposto, a non più di cinque metri, c’è il fronte delle case che si affacciano sul mare.

Questa potenza devastante viene da secoli combattuta dall’ingegno dell’uomo e sono state adottate sostanzialmente due difese: 1) sono stati piantati migliaia di enormi pali di legno che spezzano l’onda 2) alla base del muro che poggia sulla spiaggia e che sostiene la strada è stata conferita una una forma arrotondata che devia (parzialmente) la direzione del moto dello onde che da orizzontale diventa verticale.

La situazione rimane comunque in quelle condizioni talmente pericolosa che sia la via del lungomare che anche quelle trasversali vengono chiuse al traffico. Vi invito comunque a una significativa ricerca su YouTube per capire meglio questo spettacolo della natura e della reazione dell’uomo.

Due sono stati i due motivi principali che, da amante delle tempeste e della natura, mi hanno quindi portato a visitare Saint Mâlo: la speranza di vedere uno di quegli eventi dal vivo e comunque comprendere meglio come sia stata organizzata la città per questo aspetto. Speravo – tanto – e mi aspettavo di vedere o almeno percepire “azione” come quando ad esempio si visita un capo roccioso in mezzo al mare.

E invece ho avuto il dono di trovare esattamente l’opposto: pace ed serenità assolute.

La spiaggia, liberata dalla marea era larghissima, con alcuni tavolini da picnic assaliti – con violenza – dai numerosissimi gabbiani, persone di tutte le età che passeggiavano con i piedi sulla battigia.

E nuovamente la luce dolcissima e caldissima che accarezzava la sabbia bagnata, la strada con la fila di case con le elegantissime facciate e i tetti scuri che si riflettevano nell’acqua trattenuta dalla sabbia. La conversione in bianco e nero mi è parsa la logica conseguenza.

Un attimo magico sospeso nel tempo, lontano, tanto lontano dal turismo becero e rumoroso.

Per mia fortuna.

 

 

Geolocalizzazione: 48°39’9.583″ N 2°1’19.708″ W

Camera: Nikon D7500

Obiettivo: 145 mm. su 70-300 mm.

Tempo: 1/800

Diaframma: f/9

ISO: 100

Da qualche parte - Francia - Port en Bessin

É tempo di lavorare

Quando gli altri risposano, i pescatori escono in mare

Le luci del porto in una notte di calma assoluta

Trovo affascinante osservare come durante una giornata, il risposo di alcuni si confonda con il lavoro di altri in un’alternanza senza fine.

I ritmi di vita di una cittadina che vive principalmente di turismo e di pesca, sono scanditi da queste due attività che si susseguono durante lo scorrere di una giornata. In particolare nel nord della Francia, dove a parte qualche eccezione, il concetto di vita notturna mi è apparso assai diverso, certamente più breve, da quello mediterraneo.

Durante le ore di sole, i negozi, le strade e quasi ogni angolo pullulano di persone intente a compiere le loro attività in fondo legate al ciclo del sole. Poi giunge il momento nel quale la fase della vita professionale o di piacere tipicamente diurna si placa progressivamente esaurendosi insieme a quello dei ristoranti o dei locali notturni.

Infine inizia il tempo di chi tipicamente di notte lavora: i pescatori e con loro sembra di assistere agli attimi precedenti un concerto. Prima “accordano” i loro strumenti e subito dopo, in perfetta sincronia, iniziamo a suonare e quindi a uscire dal porto.

In pochi minuti la tranquillità che regnava sovrana, viene interrotta dalla partenza in rapida successione dei pescherecci verso il mare aperto per svolgere le attività di pesca. Poi tutto torna assolutamente calmo e il silenzio torna a regnare interrotto solo da qualche cane.

Sono attimi strani nei quali calma e frenesia si sovrappongono più volte in rapida successione, quasi in una sorta di spettacolo teatrale.

In questa occasione la partenza delle barche mi ha colto impreparato mentre passeggiavo incantato dall’incredibile apparente calma di un porto canale in Normandia.

Le luci in particolare mi avevano colpito grazie questa volta al contrasto tra le lampade con tonalità tendenti al giallo dei lampioni stradali, e le lampade a led delle luci installate sulle barche e che invece tendono decisamente al bianco / azzurro.

Ho provato a scattare con un tempo lungo che fortunatamente il treppiede mi ha permesso di usare, per tentare di evidenziare la sostanziale immobilità dell’acqua del canale contro il movimento del peschereccio che stava uscendo dal porto e… sono stato molto, molto fortunato.

Le tre doppie strisce delle luci di via dell’imbarcazione (bianca, rossa e verde) e la a magia dell’ora blu dopo il tramonto hanno regalato la casualità dell’ultima pennellata di magia.

 

 

Geolocalizzazione: 49°20’48.989″ N 0°45’15.414″ W

Camera: Nikon D750

Obiettivo: 24 mm. su 12-24 mm.

Tempo: 2″

Diaframma: f/4

ISO: 100

Da qualche parte - Francia - Port en Bessin
Paesaggi - Francia - Étretat

C’è sempre una prima volta.

C'è sempre una prima volta

Il mio primo viaggio in assoluta solitudine

Dopo una vita insieme, all’improvviso, viaggiare da soli.

Nella vita ci sono per tutti diverse “prime volte” e nell’estate 2019 ho avuto il mio primo viaggio in assoluta solitudine. La mia prima vacanza senza la mia famiglia.

Ho deciso allora di tornare in una terra che ho conosciuto e amato molti anni fa: la Normandia. Ho pensato però di visitare anche luoghi che non conoscevo e quindi il mio viaggio è iniziato sulla costa atlantica nella meravigliosa cittadina di Étretat.

Non avendo, per scelta, fatto prenotazioni di sorta, per eventuali “emergenze” e per antica passione ho portato con me la mia tenda da campeggio che invece è poi diventata per tutto il viaggio piacevolissima culla per riposare dopo le fatiche del giorno. In quella regione si trovano campeggi bellissimi dove pulizia e rispetto reciproco sono a livelli impensabili per “i mediterranei”  e che anche a livello comunale, offrono a chi abbia voglia di provare un alloggio per qualche giorno diverso dal solito albergo, una piacevole alternativa di sosta. Peraltro in zona sono comunque molto varie le possibilità di pernottamento sia negli hotel, sia nelle bellissime case private dove è possibile, a un prezzo assolutamente ragionevole, godere del caldo e pacato stile di vita (e delle enormi colazioni!) dei normanni.

Fécamp è un piccolo gioiello, incredibilmente pulita e ordinata come del resto tutta la Normandia, ed è adagiata su di una spiaggia di piccoli sassi letteralmente schiacciata tra altissime scogliere a Nord Est e a Sud Ovest. La marea qui davvero molto alta e non viene subito percepita dal visitatore a causa del digradare del fondo del mare inizialmente molto dolce. Ma basta leggere i cartelli di avvertimento e soprattutto visitare gli spazi sopra le alte scogliere per rendersi conto di quanto possa essere pericoloso allontanarsi dalla battigia verso le falesie senza aver prima consultato le tabelle delle maree. Nell’arco di pochi minuti i varchi per tornare al sicuro vengono irrimediabilmente chiusi dal mare che monta. Un volta compreso è affascinante, ma fa comunque paura.

Un altro aspetto che mi ha colpito sono i ritmi di vita della città, che alla sera sono inversamente proporzionali alla durata dei tramonti. Questi infatti sono dolcissimi e quasi infiniti e i Francesi si siedono numerosi sulle panchine del lungomare a godersi lo spettacolo di Madre Natura.

La prima sera, dopo gli scatti tentati fino all’ultimo minuto dell’ora blu, guardo l’orologio e penso “Bene, sono le 23,30, mi sono guadagnato la giornata, è ora di pensare alla cena”. Peccato che rientrato nelle stradine adiacenti la spiaggia tutti i locali fossero incredibilmente chiusi. Niente, tutti a dormire! Sono stato salvato da una creperie nella quale per la prima volta ho assaggiato le meravigliose galettes che sono una bomba calorica e che, accompagnate da un paio di bicchieri di vino, mi hanno permesso una splendida notte di riposo.

L’altro aspetto meraviglioso e davvero incredibile – per un apprendista fotografo – è la luce di questi posti. Quasi sempre relativamente bassa sull’orizzonte, mai troppo forte, a volte velata dalle nuvole, è l’ideale per tentare fotografie ricche di ombre e grandi dettagli. Cambia in continuazione e permette di scattare nello stesso punto magari più volte e in condizioni molto diverse. L’unico aggettivo che mi viene in mente è magica, assolutamente magica.

Qualcosa che ora nel freddo dell’inverno, ritorna prepotente nei ricordi.

Questa è una delle prime foto ed è stata ripresa dall’alto della scogliera sul lato a Sud Ovest della città.

 

 

Geolocalizzazione: 49°42’14.819″ N 0°11’22.89″ E

Camera: Nikon D750

Obiettivo: 20 mm. su 12-24 mm.

Tempo: 1/400

Diaframma: f/9

ISO: 100

Paesaggi - Francia - Étretat
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